LE INTERVISTE DEL GIOVEDI’: GIORGIO PETERLINI.

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Ognuno di noi ha una storia da raccontare, un’avventura da ricordare o dei consigli da dare: vogliamo così inaugurare una rubrica di interviste per dare voce a quelle persone che a modo loro sono state protagoniste di storie di viaggi e di turismo e lo facciamo parlando di noi con Giorgio Peterlini, classe 1941 protagonista per mezzo secolo, assieme ai fratelli e alla famiglia di una avventura imprenditoriale legata dapprima al servizio di linea sulla tratta Avio – Rovereto – Trento iniziato da Umberto Peterlini senior negli anni ’30 del 1900 e in seguito ai viaggi in autobus e al turismo che continua ancora oggi con l’Agenzia Viaggi Peterlini.

Da parte nostra non c’è volontà autocelebrativa o di rievocare un passato dei grandi numeri ma capire da dove veniamo per cercare, specialmente in momenti difficili come quello che stiamo vivendo, di tener saldo il timone (o il volante) e riuscire a vedere nelle avversità uno stimolo per crescere.

Affidiamo all’amico Leone Lamberti il compito di intervistarlo.

Qual è il suo primo ricordo legato ai viaggi e alla corriera?

Da bambino, forse avevo 8-9 anni, in gita con mio padre Umberto che accompagnava in autobus le suore di Borgo Sacco da Rovereto a Pietralba e il radiatore del vecchio autobus OM andava continuamente in ebollizione durante la salita verso il Santuario; avevano incaricato me di tenere sott’occhio la temperatura e avvisare appena vedevo il vapore salire, solo che la vibrazione del cofano dove mi avevano fatto sedere mi aveva fatto rattrappire tutta la gamba. Da Rovereto se tutto andava bene ci volevano 3 ore, ovviamente tutte su strada normale.

Volti entusiasti e sorridenti: si parte! Anni 1955-1960 collezione Peterlini.

Prima dell’Atesina e di Trentino Trasporti i Peterlini avevano in concessione la linea Avio – Rovereto  – Trento dal 1930 al 1970 circa: come avveniva la manutenzione delle Corriere? E’ vero che un autista doveva essere anche un po’ meccanico? Tutti gli autisti sapevano cambiare una gomma?

Bisognava essere capaci di arrangiarsi in tutto: era fondamentale saper cambiare uno pneumatico forato e montare le catene da neve anche nei fondovalle dove nevicava molto più di adesso (e le catene non erano proprio quelle semplici di oggi, tanto più per una corriera). Una notte uno dei nostri autobus di linea si bloccò per il ghiaccio e la neve dalle parti di Mattarello e ci fu bisogno di molte ore per liberare il mezzo. Ad Avio dove abitavamo con la famiglia c’era una piccola officina sotto casa con la buca per accedere ed effettuare le riparazioni.

Come è cambiato il modo di viaggiare nell’ultimo secolo?

Una volta ci si spostava solo con la corriera; per la fiera di San Giuseppe a Trento quando ancora avevamo la linea dovevamo prevedere delle corse supplementari perché quelle ordinarie non erano in grado di contenere tutta la gente che partecipava a questa festa di primavera, ancora oggi molto sentita.

Poi con l’avvento del boom economico e del benessere tutti volevano la propria autonomia e dopo la lavatrice le famiglie acquistavano  dapprima la moto e poi la macchina.

Come ricorda il Trentino del dopoguerra e i viaggi dei trentini?

Negli anni ’50 e ’60 i primi viaggi al mare erano organizzati dai parroci e l’autobus era con il treno il mezzo più adatto ed economico,  poi arrivarono le prime gite della domenica (prevalentemente erano pellegrinaggi) ai Santuari e tutte in giornata: la Madonna del Frassino vicino Peschiera, Caravaggio, Sotto il monte,  e solo più tardi Lourdes e altre mete europee. Ricordo inoltre le prime gite a Innsbruck per comprare il miele e il burro, a Livigno per i liquori e lo zucchero: credo che il successo di queste gite in passato, oltre ai panorami e alla natura incontaminata dei luoghi, fosse dovuto anche al brivido che si provava nel passare la frontiera, i doganieri che salivano a bordo per controllare se tutti avevano i documenti per l’espatrio e il fatto che si incominciava a sentirsi già allora un po’ più europei anche solo uscendo dal confine per poche ore.

Ricordo che le prime gite a Roma si facevano senza autostrada passando dal Passo del Verghereto e Città di Castello e dal Trentino erano necessarie circa 15 ore: a bordo si cantava, si dormiva ma soprattutto (e lo evidenziamo oggi in tempo di smartphone e connessioni ultraveloci, ndr) si guardava fuori dal finestrino.

In gita, probabilmente anni 1955-1960.

Per anni tra il 1960 e il 1990 avete organizzato le escursioni per i turisti in ferie sul Garda e le destinazioni più gettonate erano le grandi Dolomiti, Venezia e perfino Firenze (in giornata ovviamente). Come erano visti in Trentino i “Foresti”, i primi turisti che si affacciavano sulle Dolomiti e sui laghi?

Negli anni ’60 sul Lago di Garda c’erano prevalentemente Tedeschi e olandesi i quali erano tenuti in grande considerazione per la ricaduta economica sul territorio ma anche perché  era un turismo elegante dal quale imparare, trarre spunto e perché no? anche copiare nel modo di vestire e nei comportamenti. In quel periodo facevamo anche tanti trasferimenti dalla stazione di Rovereto per chi arrivava in treno dalla Germania in vacanza sul  lago di Garda.

Per circa vent’anni tra il 1970 e il 1990 avete curato il turismo incoming nel Trentino: organizzavate il viaggio in aereo, il trasporto in autobus e il soggiorno degli inglesi verso le piste da sci e i laghi della nostra Regione. Che cosa ricorda di quegli anni?

In società con altri tre operatori turistici del nord  e centro Italia andavamo in Gran Bretagna a proporre alle scuole le prime settimane bianche in Trentino ma siccome gli inglesi erano un po’ diversi da noi nei modi e nel comportamento, dapprima per gli albergatori locali andava tutto bene, salvo poi storcere il naso per l’intemperanza d’oltremanica specialmente in vacanza.

Ricordo che ci eravamo anche organizzati per noleggiare loro tutta l’attrezzatura per lo sci e nella cantina di casa (che all’epoca era annessa alle autorimesse di fronte all’Inail di Rovereto, sulla strada per San Giorgio, ndr) c’erano circa tremila paia di scarponi e di sci per il noleggio che richiedevano l’impegno costante di tre operai stagionali per la manutenzione, la sciolinatura e la pulizia.

Ci hanno raccontato che sui vostri autobus avete trasportato anche qualche personaggio famoso: chi ricorda in particolare?

Negli anni ’80 per circa un decennio abbiamo avuto una filiale  anche a Verona e per qualche tempo siamo stati l’autobus ufficiale della squadra calcistica dell’Hellas Verona per la quale curavamo le trasferte negli anni della serie A e dello scudetto: i vertici della Società avrebbero voluto decorare il pullman come si fa al giorno d’oggi con i colori della squadra ma ricordo che noi ci eravamo opposti.

Sempre nel periodo veronese una volta venne la Nazionale di calcio ma l’autobus ufficiale che li accompagnava venne danneggiato da vandali che avevano rotto i finestrini e le luci, rendendolo inservibile; abbiamo avuto l’onore così di trasportare i giocatori dell’Italia da Verona  fino a Torino dove doveva tenersi una partita, sostituendo per l’occasione la corriera ufficiale.

Come sono cambiati  Rovereto, la Sua città, e il Trentino visti dal finestrino di una corriera?

Sicuramente sono cambiati in meglio per quanto riguarda le infrastrutture stradali e la manutenzione dell’asfalto  e le condizioni generali ma sono peggiorate per il traffico, per l’inquinamento e per la confusione specie nelle ore di punta.

Come vede il mondo dei viaggi tra 100 anni nel 2120?

Forse come dice qualcuno andremo in vacanza sulla Luna oppure si farà un passo indietro e incominceremo ad accorgerci che quello che cerchiamo a chilometri di distanza in realtà lo abbiamo dietro casa. Personalmente mi piacerebbe trascorrere un Ferragosto sulla luna ma mi accontenterei anche di poter tornare ai Caraibi dove sono stato per 15 giorni in barca nel 1970.

Nella foto: Giorgio Peterlini oggi

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